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giovedì 22 gennaio 2009

"Free at last! Free at last! Thank God Almighty, we are free at last!“

Washington,20 gennaio 2009. Barack Hussein Obama II si insedia ufficialmente alla Casa Bianca. Una folla immensa(circa 2milioni di persone) è accorsa da ogni angolo degli USA per essere testimone di quello che viene ritenuto uno sconvolgimento epocale:il 44°Presidente degli Stati Uniti d'America è un uomo afroamericano! Il sogno che il reverendo Martin Luther King confessò a gran voce al Lincoln Memorial nel lontano 1963 si è avverato:" I have a dream that my four little children will one day live in a nation where they will not be judged by the color of their skin but by the content of their character.I have a dream today!“. Ci sono voluti 46 anni perché quel discorso,che concluse la marcia più imponente nella storia degli USA,prendesse forma concreta. Certo,ci vorranno ancora degli anni perché ogni singolo individuo di colore,di ogni singolo Stato americano, possa avere le stesse opportunità dei suoi concittadini "bianchi". Passerà del tempo prima che nei telegiornali statunitensi non passino più soltanto immagini di neri che commettono crimini. Sono ancora troppi i neri che riempiono i "bracci della morte" e che,talvolta,vengono condannati da giurie in cui permane l'ancestrale paura dell'"uomo nero". Ci sono ancora milioni di bambini,ragazzini neri abbandonati alla dura vita di strada,che non avranno un'istruzione.ma che saranno facile preda della malavita e dei reclutatori di "ammazzabambini"(cfr.soldati). Forse è per questo che milioni di afroamericani hanno riposto tutte le loro speranze in quest'uomo che,basando tutta la sua campagna elettorale su una parola,"CHANGE",è riuscito ad accaparrarsi la fiducia dell'elettorato americano. Uno slogan,YES WE CAN, che ha creato un entusiasmo collettivo impressionante(aggiungerei eccessivo e talvolta quasi teatrale,com'è tipico dell'indole statunitense). Tante speranze, dunque, riposte in questo giovane Presidente che promette una rottura con la politica del suo predecessore primate,George Walker(Texas Ranger)Bush.
IL DISCORSO