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giovedì 27 novembre 2008

"Perché odio il Giorno del Ringraziamento" - Ecco cosa si festeggia

Lo storico Howard Zinn ci racconta che gli uomini e le donne Arawak, nudi, fulvi e colmi di meraviglia, emersero dai loro villaggi sulle spiagge dell’isola e nuotarono a largo per dare un’occhiata piu’ da vicino a quella grande e strana barca. Quando Colombo e i suoi marinai giunsero a terra, brandendo le spade e parlando in modo strano, gli Arawak corsero ad accoglierli, gli portarono cibo, acqua, regali. Colombo scrisse piu’ tardi di questo sul giornale di bordo. Ecco cosa scrisse: "Ci portarono pappagalli e balle di cotone e lance e molte altre cose, che scambiarono con le perline di vetro e i campanelli per i falchi. Essi scambiarono di buon grado tutto cio’ che possedevano. Erano ben formati, con corpi armoniosi e fattezze gradevoli. Non portano armi, e non le conoscono, giacche’ io gli mostrai una spada ed essi la presero di lato e si tagliarono. Non hanno il ferro. Le loro lance sono fatte di canna di zucchero. Sarebbero degli ottimi domestici. Siamo riusciti in 50 a soggiogarli tutti e e fargli fare qualunque cosa volessimo." E cosi’ la conquista ebbe inizio, e la Thanotocrazia – il regime della morte – fu inaugurata sul continente che gli Indiani chiamavano "Isola delle tartarughe." Probabilmente gia’ sapete buona parte della storia: come l’armata di Colombo rese prigioniere le popolazioni Arawak e Taino e insistette perche’ lo conducessero alla fonte del loro oro, che essi usavano per minuscoli ornamenti alle loro orecchie. E di come, con estremo disprezzo e crudelta’, Colombo portò molti Indiani come prigionieri a bordo della Nina e della Pinta – essendosi la Santa Maria arenata presso l’isola Hispañola (oggi la Repubblica Domenicana e Haiti). Se qualcuno si rifiutava di essere preso prigioniero, veniva ferito con le spade e lasciato morire dissanguato. Poi la Nina e la Pinta salparono per le Azzorre e la Spagna. Durante il lungo viaggio, molti degli Indiani prigionieri perirono. Ecco una parte del resoconto di Colombo alla Regina Isabella e al Re Ferdinando di Spagna: "Gli Indiani sono cosi’ ingenui e liberali con i propri averi che nessuno che non abbia veduto con i propri occhi ci crederebbe. Quando gli chiedi qualcosa in loro possesso, non rispondono mai di no. Al contrario, spesso si offrono di condividere con chiunque." Colombo concluse il suo resoconto chiedendo un piccolo aiuto al Re e alla Regina, e in cambio gli avrebbe offerto "tanto oro quanto ne avete bisogno, e tanti schiavi quanti ne chiedete."